Oracolo Cap. 11 – Qumran

Un Templare uccide un Assassino per rubare informazioni
Templari e Assassini

Ormai era prossimo ai confini del Regno Latino, stava cavalcando lungo la via che passa vicino al lago di Tiberiade e porta all’altopiano del Golan e poi in Siria. Diya non voleva cedere al pessimismo ma sentiva la luce della luna che illuminava il sentiero entrare nel suo corpo come mercurio gelido, incendiandogli il ventre mentre la brezza della sera si insinuava tra le vesti e portava l’odore dell’acqua, del pesce e del lago che era nascosto dai rilievi sulla sinistra, presto lo avrebbe superato arrivando in territorio sicuro. Il tempo che una scoreggia impiega per sfiatare, esplorando i toni bassi del pentagramma con sonorità ascendente e li aveva visti. I Templari erano fermi alla fine della salita, immobili sui cavalli e inconfondibili con la tunica bianca; la croce patente che portavano sulle tuniche sembrava disegnata con sangue rappreso. Il riflesso plutonico che la luce lunare generava sulle loro cotte metalliche faceva il paio con la liquida sensazione che gli infuocava le viscere e che le trasformava in qualcosa di solido, come un mattone di argilla cruda. Erano in tre, più che sufficienti per fare quello che avevano in mente, qualsiasi cosa fosse.

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